Abbiamo accolto con sollievo la dichiarazione del Ministro Profumo che non c'è
nessun provvedimento pronto per realizzare la riduzione di un anno dei percorsi
di scuola secondaria superiore. Soprattutto ci rassicura che il Ministro consideri
un intervento di questo genere come una vera riforma strutturale, che richiederebbe
più di un decreto mentre non può prescindere da un confronto sul modello di scuola
che si intende realizzare. Perché è questo l'anello mancante del dibattito di politica
scolastica di questi anni, arenato sul voto in condotta o sul numero di alunni
stranieri da inserire in classe.
E' vero, il tema della riduzione del percorso scolastico è sul tappeto da tempo e
la Fnism è sempre stata favorevole a una conclusione del percorso scolastico entro
i 18 anni d'età, evitando sovrapposizioni con l'ingresso nella "maggiore età" sia
per le difficoltà che pone dal punto di vista organizzativo sia perché, sul piano
simbolico, con l'uscita dalla scuola secondaria dovrebbe avere inizio una fase di
vita diversa, dove le scelte formative si completano all'università o nell’istruzione
superiore (ancora latitante nel nostro sistema) o in percorsi di inserimento professionale
e lavorativo.
Nel 1990, nel Convegno "I giovani e la scuola", sostenevamo in maniera articolata
queste posizioni e tanto più ci sembrano valide oggi poiché la sfida è restituire
alla scuola un ruolo di formazione culturale, professionale, di orientamento e di
tenuta civica nell'educazione delle giovani generazioni su cui i media influiscono
molto più della scuola e persino della famiglia.
Sottolineiamo la necessità di un confronto a 360 gradi non come diversivo o perché
pensiamo vada conservata la situazione attuale, frammentata da interventi sconnessi
ùe parziali, né per la difesa corporativa di interessi costituiti, ma perché riteniamo
che oggi ci sia bisogno di un riassetto complessivo che restituisca ai segmenti
scolastici un carattere sistemico con una progettualità educativa e formativa rispettosa
delle differenze ma anche consapevole del ruolo della scuola pubblica in un sistema
democratico.
Bisogna ricostruire il percorso a partire dalla scuola dell'infanzia, primo anello
da cui non si può prescindere in una formazione che deve sviluppare tutte le potenzialità
individuali e realizzare un decondizionamento precoce a sostegno di tutti e in particolare
di quei "capaci e meritevoli" di cui non possiamo ricordarci solo vagheggiando un'astratta
meritocrazia.
La scuola primaria è stata all'avanguardia nell'introduzione di modelli orari e schemi
organizzativi ma è stata in questi anni svilita dai tagli selvaggi. E la scuola media,
che aveva rappresentato un punto avanzato quando fu approvata la legge istitutiva nel
1962, risulta impoverita nella sua offerta formativa e ha bisogno di interventi
riorganizzativi (perche non rivedendone anche la durata?) e va riprogettata rispetto
agli altri segmenti.
In questo contesto anche l'innalzamento dell'obbligo scolastico potrà trovare una
collocazione più corretta e significativa di quanto avvenga oggi con una secondaria
che non è stata riformata ma solo restaurata nella sua impostazione gentiliana e
che non a caso continua a registrare livelli di abbandono e di dispersione che non
possiamo permetterci e rappresentano uno spreco di risorse inaccettabile sul piano
economico, sociale e soprattutto umano. Che ne è di quei 2 milioni di giovani che
non studiano, non sono inseriti in percorsi di formazione e non lavorano?
Sì dunque a un anno in meno di scuola, ma in un sistema che sappia dare spessore,
senso e valore ai percorsi scolastici di studentesse e studenti che dovranno confrontarsi
alla pari in un contesto europeo che per lo più già prevede l'uscita dal sistema
scolastico a 18 anni.